Confindustria Balcani

Confindustria BalcaniConfindustria ha deciso di insediarsi nei Balcani con un “laboratorio” che assisterà le imprese italiane nel processo di internazionalizzazione. Grazie alla nuova struttura, denominata Confindustria Balcani, le aziende “invece di muoversi in ordine sparso, potranno ora contare su un sistema organizzativo e associativo di riferimento, capace di soddisfare la fortissima esigenza di rappresentatività che abbiamo riscontrato nelle imprese italiane presenti in questa regione”, ha dichiarato Federico Landi, di Confindustria.

 

La nuova struttura è nata dal Ciib, Comitato degli imprenditori italiani in Bulgaria – che vanta dieci anni di storia e oltre 200 aziende iscritte – e riunisce sotto il cappello di Confindustria le associazioni degli imprenditori italiani all’estero: oltre al presidente Ciib, Massimo Bartocci, l’atto costitutivo è stato siglato anche da Giovanni Degennaro, presidente dell’Aiioa, Associazione degli imprenditori italiani in Albania (con 100 aziende) e da Nagib Fejzi delegato dell’Aiim, Associazione dell’imprenditoria Italo – macedone (con 50 aziende).

 

L’adesione è stata inoltre già confermata anche da Sistema, Forum per lo sviluppo delle relazioni economiche e sociali tra Italia e Serbia con altre 100 aziende. La nuova Confindustria Balcani – che avrà una configurazione di tipo federale con presidenza a rotazione delle singole associazioni che la compongono – è aperta all’adesione, già a settembre, di Romania, Bosnia-Erzegovina. Senza senza escludere il Kosovo e il Montenegro.

 

“Ogni paese, dunque ogni differente associazione, ha un approccio trasversale alla nuova realtà associativa a cui diamo oggi vita sulla base delle differenti storie dell’imprenditoria italiana in quel territorio e, dunque, dei differenti interessi che vi possono convergere” ha sostenuto Federico Cassi, segretario generale del Ciib. “Se, ad esempio, in Bulgaria possiamo vantare una presenza matura e consolidata grazie anche all’approdo di aziende che rientrano tra i primi 20 gruppi del manifatturiero italiano come Miroglio tessile, Italcementi, ma anche, più recentemente Mapei oggi è certamente la Serbia che, anche alla luce dello sbarco di Fiat, offre le più immediate e interessanti opportunità di crescita per le aziende italiane. Laddove paesi come Bosnia , Montenegro e Kosovo cercano in Confindustria Balcani un volano per attirare investitori capaci di cogliere un potenziale di sviluppo elevato, ma che – anche a causa dell’instabilità politico istituzionale di questi paesi – resta ancora inesplorato e sottovalutato”.

 

Insomma, oltre Adriatico si è andata consolidando nell’area “una massa critica di imprenditori italiani a cui non vogliamo e possiamo più rimanere sordi, ma anzi vogliamo dotare di un livello organizzativo che rispecchi quello produttivo già consolidato” spiega ancora Landi, aggiungendo che “Confindustria Balcani è un laboratorio perfetto di come andare alla conquista di nuovi mercati grazie anche alla presenza di banche come Unicredit e Intesa, che hanno fatto da apripista nell’esperienza di delocalizzazione in quest’area e rappresentano oggi una sicurezza e un elemento di sviluppo irrinunciabile alle imprese italiane che investono nei Balcani”.

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